“Hanno vinto perché hanno barato e i trofei andrebbero buttati nella spazzatura”. Così dice Roy Keane, mitico centrocampista dello United, sullo scandalo che ha coinvolto i cugini del City. Una vicenda che ha sconvolto il calcio inglese ma anche quello internazionale, vista la portata. Le indagini, durate ben otto anni, le ha condotte una Commissione indipendente per conto della Premier League. Il verdetto, emesso qualche giorno fa, si esprime per la colpevolezza del club, reo, così è scritto nelle “carte”, di aver commesso oltre cento illeciti finanziari. La Società li avrebbe compiuti nello spazio di nove anni. Che vanno dal campionato 2009/2010 a quello del 2017/2018. I capi d’accusa si riconducono a un sistema consolidato negli anni che ricorreva, in buona sostanza, a contratti di sponsorizzazione, in larga parte fittizi. Gonfiando in tal modo i ricavi e, come dichiara la League, “presentando bilanci non veritieri che occultavano la reale situazione finanziaria”. I biancocelesti inglesi hanno respinto sin da subito le accuse dicendosi sorpresi e delusi dal parere conclusivo della Commissione. Tanti gli errori, dicono, di diritto, di principio e di fatto che renderebbero il provvedimento persino privo di fondamento giuridico. E, nonostante i tempi fossero davvero stretti, venerdì hanno presentato appello. Da qui in avanti, però, i tempi per giungere a stabilire le eventuali sanzioni potrebbero diventare lunghi, o forse lunghissimi. Si preme, da parte un po’ di tutti i club, affinché la vicenda possa concludersi entro la fine del campionato in corso. Ma il timore che tutto slitti alla stagione successiva non è infondato. Il “dossier” è vastissimo, basta pensare che solo l’indice dei documenti consta di ben settecento pagine. E la Commissione, che dovrà comminare alla fine la pena, deve per forza di cose riesaminare tutta quanta la documentazione in suo possesso. Prendono forma intanto le ipotesi più o meno attendibili sulle sanzioni che potrebbero scontare i Citizens. La più “gettonata”, al momento, sembra essere quella di una forte penalizzazione tale da provocare, a fine torneo, e quindi sul campo, la retrocessione del Club. Quest’ultima potrebbe essere anche d’ufficio, ma in questo caso sarebbe più appropriato parlare di una vera e propria esclusione dalla Premier League. Inutile dire che sarebbe la più “gradita” ai club rivali. C’è chi crede anche in una multa stratosferica. Una cifra record, in pratica. Che sia semmai adeguata a quella occultata dal club nei propri bilanci (che pare sia superiore ai novecento milioni di sterline!). Si azzarda pure la revoca dei titoli conquistati dalla società nei nove anni “incriminati”. Ma è chiaro che la misura appare un tantino inverosimile. Poi c’è chi, come Jonathan Wilson del Guardian, suggerisce la proposta di “lasciare uno spazio vuoto nell’albo d’oro per i trofei vinti dal City in quegli anni”. Quelle righe, per il giornalista, siano il memoriale degli anni in cui una entità straniera cercò di sovvertire il calcio inglese, piegando, ai propri scopi politici, la più grande espressione culturale di questo Paese. E…se fosse proprio come sostiene Wilson?
