Risultato inatteso ieri sera al Mapei Stadium di Reggio Emilia. La Juventus soccombe nell’ultima azione della partita col Sassuolo. 3-2 il finale, maturato in circostanze che imbarazzano la Signora e irritano la tifoseria. Mettendo in discussione persino la panchina di Luciano Spalletti. Succede tutto nell’ultima mezz’ora del match coi neroverdi di Aquilani due volte avanti nel punteggio e due volte raggiunti da una doppietta del subentrato Zhegrova. Il pari sembrava cosa fatta ma gli emiliani non ci stanno, cosicché Adzic (proprio lui!) la chiude mentre scorrono i titoli di coda. A fine partita il tecnico bianconero prova a giustificare la frittata finale dei suoi parlando di “voglia spasmodica di vincerla dopo il secondo pari”. Ma è chiaro che si è trattato solo di un malcelato tentativo di nascondere problemi di tutta evidenza. La slegatura della squadra in occasione della rete finale, per esempio, denuncia la mancanza di un leader in campo capace di guidare e spingere i compagni nei momenti di difficoltà sia tecnica ma anche mentale. Un uomo d’ordine ma pure di esperienza che possa spronare la squadra e al contempo regolarne i facili entusiasmi, quando occorre. Proprio come Matic, che a inizio del mercato estivo era stato offerto proprio alla Juventus dell’ex Giovanni Cardinali. Il serbo, trentotto anni da pochi giorni, è stato padrone assoluto del centrocampo, autentico mattatore nell’undici di Alberto Aquilani. Determinanti, palesemente, sono anche gli infortuni di questo inizio stagione. Tanti, forse troppi. Quello di Yildiz si avverte più degli altri. Anche perché il ritorno in campo del turco, dopo l’intervento al piede di pochi giorni fa, si annuncia essere non certo prossimo.
E avanti si latita, alla grande. Kolo Muani su tutti, autore dell’ennesimo flop. Ma stentano pure Alajbegovic, cui si può riconoscere l’attenuante di essere arrivato da poco, e lo stesso Conceicao, spesso non lucido nello smistare. Non va meglio a centrocampo, dove gli acciacchi sono davvero molti. E allora a fare gli straordinari è chiamato Douglas Luiz, che, bene o male, esprime un certo equilibrio in quello che, per definizione, è il settore nevralgico del gioco. Alla fine, nel disastro di ieri sera, seppure in una maniera che si è rivelata insufficiente sull’esito finale della gara, hanno fatto bene due subentranti dalla panchina, Nico Gonzales e Zhegrova, autore, come detto, di entrambe le reti juventine. È alquanto agevole dedurre che stiamo parlando di individualità. Ciò che manca è il gruppo e, con esso, una visione complessiva di gioco. E dunque, obbligato a rimboccarsi le maniche è mister Spalletti, sotto esame più che mai. Per lui, già oggi, una gran parte della tifoseria auspicava l’esonero. È per questo che Carnevali si è immediatamente schierato a favore del tecnico, dichiarando ai microfoni di Radio Rai: “Spalletti è un allenatore straordinario, uno dei migliori in assoluto. Cambiare allenatore non è nel mio spirito, dobbiamo cercare di programmare e costruire, bisogna dare del tempo e avere pazienza, sapendo che bisognerà ingoiare bocconi amari. Nel calcio ci sono i cicli, ci sono periodi in cui si è all’apice e altri in cui si è in difficoltà. Il nostro obiettivo? È vincere, le chiacchiere contano poco e nulla”.
