Plusvalenze legge di bilancio 2026: la novità normativa
Una modifica fiscale contenuta nella legge di bilancio 2026 sta per entrare nel vocabolario dei direttori sportivi italiani, anche se per ora se ne parla soprattutto nelle pagine di economia e non in quelle sportive. Il comma 42 dell’articolo 1 introduce una possibilità che riguarda direttamente il calcio professionistico: le plusvalenze realizzate dai club a partire dal 1° gennaio 2026 potranno, a determinate condizioni, essere spalmate su quattro anni invece che concorrere per intero alla formazione del reddito nell’esercizio in cui vengono contabilizzate.
Non si tratta di un beneficio automatico per ogni cessione. La norma pone due paletti precisi: il calciatore ceduto deve essere stato tesserato dal club venditore da almeno due anni, e l’operazione deve prevedere un incasso in contanti, non un semplice scambio di cartellini o una permuta valutata a bilancio. Sono proprio queste due condizioni a rendere la misura interessante per chi si occupa di pianificazione finanziaria nei club di Serie A e Serie B.
Come funziona la rateizzazione fiscale delle plusvalenze
Nel sistema attuale, quando una società cede un giocatore a una cifra superiore al valore residuo del cartellino a bilancio, la differenza genera una plusvalenza che pesa per intero sul conto economico dell’anno in cui l’operazione si chiude. Con la nuova regola, quella stessa plusvalenza potrà essere suddivisa in quote costanti su un arco di quattro esercizi, alleggerendo l’impatto immediato sul bilancio.
La differenza pratica è tutta nei tempi. Un club che oggi vende un giocatore a gennaio e ne registra un utile straordinario da milioni di euro si trova quell’importo interamente nel bilancio dell’anno in corso, con conseguenze dirette su indicatori come l’equilibrio economico richiesto dai parametri della Covisoc. Rateizzando su quattro anni, quello stesso effetto si distribuisce, rendendo più gestibile la programmazione a medio termine.
Effetti sul mercato di Serie A e Serie B
Per i club italiani, spesso alle prese con la necessità di far quadrare i conti prima di poter operare sul mercato, la misura introduce una variabile nuova nella scelta del momento in cui cedere un calciatore. Un dirigente potrebbe preferire chiudere un’operazione a ridosso del 1° gennaio 2026 proprio per beneficiare della rateizzazione, oppure strutturare diversamente i pagamenti di una cessione per rientrare nei requisiti richiesti dalla norma.
Le squadre di Serie B, che tradizionalmente fanno delle plusvalenze da vivaio una voce significativa dei propri bilanci, sono tra le più interessate a capire come applicare concretamente la disposizione. Anche i club di vertice, però, guardano con attenzione alla norma: le cessioni di giocatori cresciuti internamente, tesserati da almeno due stagioni, rappresentano da anni una leva di bilancio ricorrente, soprattutto nelle sessioni di mercato più movimentate.
Un tema che il calcio italiano non può ignorare
Fino a oggi la notizia è circolata quasi esclusivamente su testate di finanza e fiscalità, mentre l’editoria sportiva ha dedicato poco spazio a una misura che invece condizionerà le scelte di mercato dei prossimi anni. Le trattative in corso, comprese quelle più seguite dai tifosi come i movimenti di centrocampo di cui si discute in casa Milan, si inseriscono in un contesto in cui la variabile fiscale pesa quanto quella tecnica.
Resta da vedere come le società tradurranno questa opportunità in pratica operativa. I regolamenti federali sul fair play finanziario e i parametri Covisoc continuano a esistere in parallelo alla normativa fiscale nazionale, e non è detto che i due piani si muovano sempre nella stessa direzione. La partita, per i club, si giocherà tanto sui campi quanto nelle sale riunioni degli uffici amministrativi.
