Moviola in campo: il VAR o la VAR? La parola alla linguista

Moviola in campo: il VAR o la VAR? La parola alla linguista

Il campionato appena iniziato passerà alla storia per aver fatto segnare almeno tre primati: è quello con il calcio d’inizio più anticipato fra tutti i 116 finora disputati, è il primo in cui il Benevento giocherà fra le big del calcio italiano, ed è il primo in cui i direttori di gara potranno far ricorso al VAR, l’ “assistente virtuale” che aiuterà gli arbitri a prendere decisioni più giuste nel caso in cui si verifichino episodi dalla dubbia dinamica.

L’acronimo inglese è V.A.R. (Video Assistant Referee, ‘Arbitro Assistente Video’), ma per il cultore di pallone nostrano altro non è che la realizzazione pratica della tanto dibattuta moviola in campo.

E se il dibattito attorno all’utilizzo di questa nuova tecnologia è appena ai suoi albori ed è destinato inesorabilmente ad inasprirsi con il dipanarsi del campionato, su una cosa titolisti e colleghi della carta stampata sembrano già essersi divisi in due fazioni: da un lato abbiamo il team IL VAR che ritiene corretto nominare questo neologismo al maschile, dall’altro abbiamo il team LA VAR.

E dunque, quale genere dobbiamo scegliere quando utilizziamo questa sigla? A smorzare sul nascere ogni tipo di polemica ci hanno già provato l’ex arbitro Nicola Rizzoli, oggi responsabile del progetto VAR in Italia, e Marcello Nicchi (presidente AIA), chiarendo che il genere è quello maschile. Tuttavia non è impossibile imbattersi in articoli di giornale o dichiarazioni alla TV nelle quali il genere femminile pare essere preferito.

Perché avviene questo fenomeno? E qual è da un punto di vista scientifico il genere corretto da attribuire a questo acronimo?

Tecnicamente maschile, praticamente…

Lo abbiamo chiesto alla prof.ssa Anna M. Thornton, docente di Linguistica Generale presso l’Università dell’Aquila, presidente della Società di Linguistica Italiana e profonda conoscitrice delle problematiche relative all’assegnazione del genere a prestiti e neologismi in italiano.

Per decidere il genere di un prestito” esordisce la docente “abbiamo due possibilità: basarci sulla forma o sul significato. È basandoci sulla forma che usiamo come femminile papaia, perché finisce con la a, e come maschile mango, perché finisce con la o. Con le parole che finiscono in consonante, come VAR, la forma non aiuta, e spesso ci basiamo sul significato, assegnando loro il genere di una parola italiana che sentiamo vicina per significato. Se non riusciamo ad associarle a nessuna parola italiana, di solito alle parole che finiscono in consonante assegniamo il genere maschile.

Con le sigle esiste un problema doppio. Anche il genere delle sigle va assegnato: dovrebbe essere quello della testa (l’elemento che all’interno dell’espressione ha il ruolo centrale, in questo caso referee, NdR), ma per mantenere il genere della testa bisogna conoscere il significato della sigla. Per esempio, usiamo ONU al femminile se sappiamo che significa Organizzazione (testa) delle Nazioni Unite, ma se non lo sappiamo possiamo accordare ONU al maschile (“L’ONU è intervenuto” invece che “L’ONU è intervenuta”).

Nel caso di VAR, l’accordo al maschile presuppone che si sappia sciogliere la sigla, e riconoscere che la testa è referee, che corrisponde a ‘arbitro’, maschile in italiano. Chi non lo sa, e sa invece che VAR è un qualcosa che svolge funzioni analoghe a quelle della moviola, associa la parola a moviola e quindi la accorda al femminile”.

Alla domanda su quali siano le probabilità che una delle due forme ha di cristallizzarsi nell’uso a scapito dell’altra, la professoressa non si sbilancia: “Prima o poi una delle due vincerà, ma ad oggi una previsione è impossibile. Io ad esempio un tempo dicevo un mail (in quanto message ‘messaggio’) ma ora diciamo tutti una mail per l’influenza di ‘posta’.

Siccome il VAR è considerato una specie di moviola, sospetto che il femminile prenderà piede. Ora prevale il maschile perché all’inizio lo si usa in contesti in cui si deve spiegare di cosa si tratta, e quindi c’è consapevolezza del significato della sigla, ma quando inizierà ad essere nominato con frequenza dagli ultras nelle discussioni del lunedì che cosa succederà?”

Interpretando le parole della docente, quindi, l’utilizzo al maschile pare quello che con le dovute cautele del caso potremmo definire come “corretto”, perché rispetta le norme previste dall’italiano sull’assegnazione del genere ad una sigla straniera. La testa di Video Assistant Referee, è referee, che trova in italiano il suo corrispettivo nella parola ‘arbitro’, di genere maschile. E dal genere di questa parola si dovrebbe partire per assegnare il genere anche all’acronimo.

Ma la lingua è mutevole ed i suoi mutamenti sono spesso tutt’altro che scontati, ragion per cui tutti gli afferenti al team IL VAR farebbero bene a non farsi troppe illusioni di un duraturo successo.

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