Il calcio piange Mondonico

Il calcio piange Mondonico

Se n’è andato all’età di 71 anni Emiliano Mondonico. A renderlo noto è stata una delle sue figlie con un post su Facebook, recitante: “Ciao Papo…. sei stato il nostro esempio e la nostra forza… ora cercheremo di continuare come ci hai insegnato tu… eternamente tua.”

Mondonico, classe 1947, lottava da 7 anni contro un brutto male, un tumore che comunque non gli ha impedito di rimanere vicino al mondo del calcio, soprattutto nelle vesti di commentatore e opinionista.

Uomo d’altri tempi, il “Mondo” era riuscito a entrare nel cuore di ogni calciatore che ha allenato grazie ai suoi modi miti, quasi signorili nonostante le origini “proletarie”. Un gentleman che sapeva tuttavia tirar fuori il carisma quando c’era da urlare, come nel celeberrimo caso della sedia brandita in aria durante finale di Coppa Uefa del ’94, “alzata al cielo contro l’ingiustizia” come disse qualcuno; l’ingiustizia di una coppa perduta senza sconfitte nella doppia finale e di un arbitraggio non proprio favorevole al Torino da lui allenato.

Oltre al Toro, sono entrate negli annali le sue esperienze alla Cremonese, riportata in A dopo oltre mezzo secolo, e all’Atalanta, sulla cui panchina conquistò una promozione in A, una finale di Coppa Italia e un’altra esperienza in Coppa Uefa.

Prima di arrendersi Mondonico ha dovuto sopportare quattro interventi, l’asportazione di un tumore di sei chili e di un rene, eppure non aveva mai perso la voglia di stare vicino alla sua gente di provincia, collaborando con associazioni dilettantistiche, nonché di recupero per ex-tossicodipendenti ed ex-alcolisti.

Da professionista militò nella Cremonese, nel Torino, nell’Atalanta e poi ancora nella Cremonese, collezionando 263 presenze e andando a segno ben 97 volte nonostante il suo ruolo di ala.

Ora il “Mondo” non c’è più e con lui se n’è andato un altro pezzo di quel calcio di altri tempi, che riempiva gli stadi e festeggiava a pane e mortadella. Un calcio che non disdegnava di alzare sedie al cielo, come le centinaia che gli dedicarono i tifosi del Torino al Filadelfia quando il Filadelfia era ancora poco più che un rudere, all’indomani della sua prima operazione.

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